Che senso ha un prodotto come Liquida? In che contesto nasce? A quali esigenze risponde?
In Internet vengono generati annualmente da utenti e amatori, anche escludendo editori tradizionali e società, centinaia di milioni di contenuti e il volume di produzione di questi contenuti è in continua crescita.
Il fenomeno dei blog ha accresciuto enormemente la produzione di contenuto immesso ogni anno in Rete.
Si può stimare che solo in Italia siano stati creati oltre un milione di blog e che attualmente ci siano oltre 300.000 blog attivi, con un ritmo di apertura di 1.500 nuovi blog al giorno.
Questi nuovi produttori di contenuto, che ne sono anche spesso i primi fruitori, vengono spesso definiti prosumer.
La produzione di contenuto da parte di chi è anche fruitore stesso del mezzo è forse l’atto fondativo del Web fino dalle sue origini.
Il web vive di siti che fin dalle origini sono stati in buona parte creati più da cittadini comuni che da aziende, editori o istituzioni.
Questo, insieme all’interattività, è il fattore maggiormente distintivo di Internet rispetto a qualsiasi altro mezzo di comunicazione, nonché l’aspetto che ha reso il fenomeno Internet esplosivo.
Internet è l’unico mezzo in cui il fruitore è in buona parte anche creatore del mezzo stesso.
Considerando il fenomeno del prosumer e dello user generated content nella sua accezione più ampia, possiamo considerare prosumer chiunque, fruitore del web, produca un qualsiasi tipo di contenuto, sia questo un testo, una foto, un video, musica, ma anche un annuncio, un prodotto messo all’asta, una opinione o una risposta ad un quesito in un forum. In questa accezione possiamo considerare parte di questo fenomeno una buona parte dei blog e dei siti personali e non, i foto album, myspace, ebay, yuotube, ma anche craglist e molti altri servizi.
Stiamo parlando di una porzione degli utenti web che va, a seconda di come la si guarda, dal 3 al 10% degli utenti della Rete, quindi solo in Italia oltre un milione di persone.
In questa massa di contenuti, di cui solo In Italia molti milioni prodotti ogni un anno, si cela, non solo una grande varietà, ma anche un grande numero di contenuti di qualità e interesse, quindi un grande valore.
Se consideriamo che circa l’1% di questi contenuti siano di qualità o comunque interessanti per qualcuno stiamo parlano di molte centinaia di migliaia di contenuti nuovi , freschi e non convenzionali immessi ogni anno in Rete solo in Italia. Abbastanza per cambiare il panorama dell’informazione, editoriale e culturale di un paese.
La Rete dimostra come non solo ci sono nel Mondo decine di milioni di persone che hanno voglia di esprimersi, condividere esperienze, creare, ma che queste persone sviluppano centinaia di migliaia di nicchie di interesse, nicchie che spesso trovano un pubblico ancora più vasto di quello di chi lo ha creato, normalmente stimabile in un volume da 10 a 100 volte superiore a quello dei suoi creatori.
Fino a pochi anni fa si pensava che non ci fosse spazio per queste nicchie e che non avrebbero mai generato volumi di interesse consistenti. In una economia basata sulla legge 80-20 si è sempre pensato che alla gente interessassero solo pochi argomenti editoriali, che avrebbero avuto successo solo pochi programmi tv, pochi film, pochi gruppi musicali.
Il web ha ribaltato questa legge creando per se una nuova curva, la ormai nota long tail.
Basta pensare che in Italia i primi 10 siti web (esclusi quelli basati su ugc) e incluso Google catturano complessivamente circa il 20% del tempo speso da un navigatore in Rete, dato che scende al 12% se togliamo Google, che ormai sta diventando un sostituto del browser, e che i primi 100 siti catturano solo il 35% del tempo dei navigatori. Questo è all’antitesi di cosa succede in qualsiasi altro media.
LE CRITICITA’ EMERGENTI E LE SFIDE DEL FUTURO
Ci sono almeno tre aspetti di questo fenomeno su cui vale la pena di soffermarsi e che aprono scenari ancora tutti da sviluppare con quesiti in buona parte non risolti (e che in questo post portiamo solo alla vostra attenzione senza nessuna velleità di dare risposte).
- Il primo è il cambiamento che questo fenomeno impone anche agli altri mezzi di comunicazione.
Non solo perché il tempo dedicato dagli utenti internet si sta spostando a discapito degli altri mezzi, ma ancor più perché gli editori, il modo dell’intrattenimento e della cultura non potranno a lungo ignorare che il loro pubblico, sempre più contaminato da questo fenomeno, potrebbe andare incontro ad uno scollamento culturale rispetto all’offerta che gli viene attualmente proposta.
Si pone quindi il problema, non solo di migrare verso il web, ma ormai si pone il problema, che in realtà è per tutto il sistema una grande opportunità, di come portare questo fenomeno sugli altri mezzi e contaminarsi vicendevolmente.
Quindi la prima sfida è contaminare questi due mondi: vecchi e nuovi media.
- Il secondo aspetto e di tipo economico e si lega fortemente al punto precedente.
Se una parte di questi nuovi prosumer producono contenuto di qualità ed audience è giusto che entrino nella catena del valore dei media e traggano vantaggio anche economico da questo.
Goolge con adsense ha scardinato il modello: professionisti, editore, concessionaria pubblicitaria, grande cliente, consentendo alla nuova figura di produttore-editore amatoriale di guadagnare dalla pubblicità e consentendo anche a piccoli clienti di entrare nel magico modo della pubblicità.
Questo però non può rimanere l’unico strumento. Si pone sempre più il tema della valorizzazione di questi contenuti e della redistribuzione economica del valore generato da questi contenuti. Dovranno quindi essere trovate nuove forme a favore di tutto il sistema.
- Il terzo e ultimo punto è una potenziale criticità. Il web sta diventando uno spazio finito?
A questo tasso di crescita del fenomeno di produzione di contenuto su web, il Web, che è sempre stato considerato l’unico media a spazio illimitato potrebbe diventare a spazio finito. Cerchiamo di spiegarci meglio.
Sappiamo che circa il 90% dei navigatori trova ciò che cerca grazie ai motori di ricerca (principalmente Google). Sappiamo anche che sfoglia mediamente i risultati delle prime tre pagine di risultati e quindi che visualizza non più di qualche decina di risultati.
Oggi la sfida per il prosumer è di fatto quella di apparire in questi risultati.
Ma con un aumento continuo dei volumi di contenuto questa sfida diventerà sempre più ardua col rischio che la maggior parte dei contenuti non riuscirà più a trovare un proprio pubblico.
Questo potrebbe portare ad una sempre maggiore frustrazione dei prosumer e alla fine ad un inaridimento o quantomeno ad una attenuazione del fenomeno.
La soluzione a come trovare, classificare, selezionare, scremare e valorizzare, la sempre maggiore quantità di contento sia la vera prossima sfida.
Sfida che passa da una evoluzione nell’utilizzo della Rete da parte dei suoi utilizzatori, ma anche dall’offerta di nuovi strumenti che ne facilitino la fruizione.
Già una parte di questi strumenti sono nati. Pensiamo ai Digg, ai Delicius, etc.. e proprio in questi strumenti è presente una delle possibili chiavi alla risoluzione del problema, quella cioè di coinvolgere sempre più gli utenti anche nella parte di discovery, setaccio e valorizzazione di contenuti, magari con strumenti sempre più specifici per la varie tipologie di contenuto o argomento trattato.
Liquida si inserisce in questo filone, volendo essere uno dei contributi messi a disposizione in questa sfida
Vedi anche: Perché il nome Liquida, Liquida-Overview Generale, Che cos’è Liquida