Duchovny: da scrittore/blogstar sessuomane a… attore sessuomane!
Al via, ieri notte, la prima stagione di Californication (il telefilm che narra le vicissitudini dello scrittore, blogger e “collezionista di femmine” Hank Moody) finalmente in chiaro su Italia 1, dopo il passaggio su Jimmy. Si tratta di un evento molto stuzzicante per gli appassionati di serie tv innovative e dissacranti, anche se pare che la blogosfera sia decisamente più interessata al ricovero dell’attore protagonista David Duchovny (Mulder in X-Files) per dipendenza dal sesso. E, in più, i blogger più attenti ai movimenti d’Oltreoceano iniziano a fare il countdown per la partenza della seconda stagione negli USA (il 28 settembre).
In particolare, come viene anticipato su TV & telefilm, pare che:
la seconda stagione sarà un po’ più triste della precedente e la famiglia Moody sorriderà molto meno…
Proprio la campagna di lancio per la seconda stagione della serie con protagonista uno scrittore sessodipendente, blogger e bohemienne sarebbe (per il malizioso Inkiostro) il motivo del ricovero di Duchovny. Ecco la teoria (piuttosto plausibile, a onor del vero):
La storia di David Duchovny in rehab per sex addiction era su tutti i giornali un paio di giorni fa… è abbastanza per farsi venire il dubbio che sia tutta una strategia promozionale in attesa del ritorno di una delle più brillanti serie della scorsa stagione? Il trailer non aiuta (non svela quasi nulla, in effetti), teniamo le dita incrociate e speriamo che Hank Moody non abbia perso lo smalto.
Mentetropicale evidenzia come Californication sia a rischio di cadere in un trend attuale della serialità, individuando alcune debolezze già nella prima stagione:
nelle fiction c’è questo paradosso: le caratterizzazioni primarie dei personaggi, la zoppia e l’intuizione, ma anche l’essere un serial killer di serial killer (Dexter), o uno scrittore ossessionato dal sesso (Californication), più sono forti, delineate, originali, più insomma decretano il successo di una serie nei primi episodi, o nella prima stagione, tanto più saranno i colpevoli della ripetizione meccanica delle situazioni, dell’esaurirsi di tutte le possibili linee narrative, della morte del telefilm.
E questo è inevitabile, anche se ormai tutte le serie prevedono una storia principale che si evolve nella puntate (the Icetruck Killer in Dexter / il matrimonio dell’ex moglie in Californication) e una serie di storie minori che si esauriscono nel singolo episodio, o nel giro di poche puntate. Ma a volte la storia principale, il nervo narrativo che tiene insieme le 12 puntate della stagione, non basta alla tenuta della serie, e la fiction, da attesa dell’inaspettato in una cornice riconoscibile, si trasforma in accettazione passiva dell’ovvio.
(Si potrebbe poi discutere se il mondo della fiction, dato un numero finito di elementi di partenza, e quindi di un numero n di combinazioni possibili, possa essere un mondo aperto, o debba essere per forza un mondo chiuso.)(le fiction e gli scacchi, così diversi così vicini)
Mossa pubblicitaria o reale patologia, è comunque chiaro che Duchovny è davvero costantemente sotto ai riflettori in questo periodo, dati i suoi molteplici impegni e il rinnovato interesse verso X-Files (il cui secondo capitolo cinematografico uscirà il 5 settembre). Questo nonostante le dichiarazioni riportate da The Gossippers:
Sono entrato in clinica di mia volontà per trattare la dipendenza dal sesso,” ha dichiarato l’attore. “Chiedo rispetto e privacy per mia moglie e i miei figli mentre affrontiamo questa situazione come una famiglia.”
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