Ozpetek non sbanca Venezia
Un’accoppiata di gran classe sul versante autoriale (Ozpetek/Petraglia) e una d’alto profilo su quello attoriale (Isabella Ferrari/Valerio Mastandrea) non sono bastate a garantire alla pellicola Un giorno perfetto l’approvazione incondizionata di pubblico e critica, in occasione del Festival di Venezia. Sicuramente non siamo in presenza di un film non riuscito (il successo in sala pare quasi scontato, anche se – magari – sarà un po’ meno travolgente rispetto ai precedenti), ma l’impressione è quella di un’occasione colta solo parzialmente.
Una recensione molto lucida la offre Camillalilla (che riporta, in realtà, un’ANSA) ponendo l’attenzione su un certo alleggerimento delle tematiche:
sembra mancare la forza oscura e minacciosa che il libro di Melania Mazzucco, da cui il regista ha tratto la sceneggiatura con Sandro Petraglia, sprigionava. Trasferendo dalla pagina scritta al grande schermo la storia della relazione malata tra Emma (Isabella Ferrari) e Antonio (Valerio Mastandrea), due figli e un amore finito da un anno, Ozpetek ha scelto di conservare per quanto possibile l’impianto corale e l’intreccio di storie del romanzo, sottraendo qualcosa, per sua stessa ammissione, sul piano dei contrasti: meno violenza fisica, minore esasperazione delle differenze sociali, qualche lato oscuro o ambiguo in meno in alcuni personaggi
Più tagliente la recensione proposta da Frame, che parla di noia e fischi in sala:
Sabato 30 agosto. Ore 13. Ozpetek, Un giorno perfetto. In questa sessione fischiato e buato in sala. Pare che al mattino sia andato via liscio. Storia da cronaca nera: poliziotto separato e denunciato per violenza, nello stesso giorno picchia l’ex moglie, porta a casa sua i figli, li uccide e si uccide. Sì, ma la forma? Ozpetek puro, quasi indistinguibile dai film precedenti. È bene? È male? Venezia fischia i suoi figli migliori o il cinema italiano è ancora ripiegato su di sè? Niente giudizi di valore (che comunque non è basso). È il tema che annoia.
E, infine, ad aggiungere il carico da 90 è Cinemablog, che incarna il filone dei critici più hardcore:
Ozpetek, l’uomo dai film fatti con lo stampino, cambia storia ma il risultato e’ piatto e imbarazzante.
Neanche Valerio Mastandrea che fa di ogni suo personaggio un piccolo capovalovoro di arte attoriale riesce a sollevare le sorti di questo film.
Questo clima conflittuale, però, sembra non avere toccato più di tanto il buon Ozpetek, come riporta Gossipblog:
la stampa italiana non era molto convinta, anzi. Fischi per lui e risate per alcune scene alla proiezione per i giornalisti (che si dice siano snob al festival, ma mica sempre, eh!). Lui però si è portato al Lido tutto il cast, tecnici compresi e sorride a tutti
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